sabato 7 marzo 2020

Emily Dickinson: Morii per la Bellezza...

Giovanni Dupré
Morii per la Bellezza, da poco ero stata
Deposta nel sepolcro
Quando uno morto per la Verità, fu disteso
In una stanza accanto –

Chiese dolcemente “Perché hai fallito?”
Dissi – “Per la Bellezza” –
“Io per la Verità” – le due cose sono una sola,
“Siamo fratelli” – disse.

Così, consanguinei della notte
Abbiamo parlato da una stanza all’altra
Fino a quando il muschio raggiunse
Le labbra, coprì i nomi.

Di Emily Dickinson: “Morii per la Bellezza”

Elémire Zolla: L'inconscio è la regione non battuta dove gli opposti, piacere e pena, appaiono simmetrici...

Giovanni Dupré
L'inconscio è la regione non battuta dove gli opposti, piacere e pena, appaiono simmetrici, «Dove rameggianti pensieri, pervenuti a una nuova crescita in virtù di graditi dolori, mormoreranno al vento invece dei pini».

In: “Archetipi (IV. POESIA ARCHETIPALE - 37. LA TRIADE INTERIORE)”, di Elémire Zolla

domenica 1 marzo 2020

Alejandro Jodorowsky: Lasciai cadere i complessi di bruttezza come se fossero stracci e mi misi a ballare...

Anne Magill
Lasciai cadere i complessi di bruttezza come se fossero stracci e mi misi a ballare: il mio corpo eseguiva movimenti eleganti, leggiadri, belli. Sentivo che la bellezza formale m’inondava l’anima. Qualcosa si spalancava nella mia coscienza e mi rendevo conto che quella bellezza accettata era come un fiore che sprigionava il suo aroma nel mondo.

Da: "la danza della realtà", di Alejandro Jodorowsky

Ludwig Wittgenstein: L'uomo vede bene ciò che ha, ma non ciò che è.

Anne Magill
L'uomo vede bene ciò che ha, ma non ciò che è.

In: “Pensieri diversi (1946 - pag. 98)”, di Ludwig Wittgenstein

Gialal al Din Rumi: Lascia che la bellezza che noi amiamo sia ciò che facciamo

Montserrat Gudiol
Lascia che la bellezza che noi amiamo sia ciò che facciamo.

Di Gialal al Din Rumi, in: “ Rumi dialogo con l’universo”, di Giuliana Colella

Giovanni Pozzi: Nell’interiorità dell’io nasce un pensiero che si plasma in forma di parola...

John William Waterhouse
Nell’interiorità dell’io nasce un pensiero che si plasma in forma di parola; l’individuo lo emette vestito di suoni imposti da un’eredità condivisa col destinatario; durante l’emissione, la sua intimità sta quasi sospesa a quel filo sonoro che percorre la distanza fra l’io e il tu, il lui mittente e il lui destinatario; subito, poi, la parola tace, ma vive, duplicata, oltre che nell’intimo di chi l’ha partorita, nell’intimo di colui che l’ha ricevuta. Due momenti di silenzio attorniano il momento della parola vestita di suono reale.

In: "Tacet", di Giovanni Pozzi