martedì 23 maggio 2017

Herman Melville: Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi!

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij
Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi! Maledetti questi reciproci debiti umani che non possono fare a meno di libri mastri. Vorrei essere libero come l’aria, e invece sono segnato nei registri di tutto il mondo. Sono così ricco, che avrei potuto controbattere ogni offerta dei Pretoriani più ricchi all’asta dell’impero romano, che era l’asta del mondo; eppure sono debitore anche della carne della lingua con cui mi vanto. Perdio! Prenderò un crogiolo e mi ci butterò dentro, per dissolvermi in una piccola concisa vertebra. Davvero.

 In: “Moby Dick”, di Herman Melville

domenica 21 maggio 2017

Herman Hesse: Gli alberi sono santuari...

George Inness
Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita. Così parla un albero: in me e celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. Unico è l'esperimento che la madre perenne ha tentato con me, unica la mia forma e la venatura della mia pelle, unico il più piccolo gioco di foglie delle mie fronde e la più piccola cicatrice della mia corteccia. II mio compito è quello di dar forma e rivelare l'eterno nella sua marcata unicità.

Da:" Il Canto degli alberi ",di Hermann Hesse

Dino Buzzati: Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato...

Carlo Carrà
Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.

In: "Un amore", di Dino Buzzati

Antonio Tabucchi: E che le finestre sono solo una pavida forma di geometria degli uomini che temono lo sguardo circolare...



Finestre: ciò di cui abbiamo bisogno, mi disse una volta un vecchio saggio in un paese lontano, la vastità del reale è incomprensibile, per capirlo bisogna rinchiuderlo in un rettangolo, la geometria si oppone al caos, per questo gli uomini hanno inventato le finestre che sono geometriche, e ogni geometria presuppone gli angoli retti. Sarà che la nostra vita è subordinata anch'essa agli angoli retti? Sai, quei difficili itinerari, fatti di segmenti, che tutti noi dobbiamo percorrere semplicemente per arrivare alla nostra fine, forse, ma se una donna come me ci pensa da una terrazza spalancata sul Mar Egeo, in una sera come questa, capisce che tutto ciò che pensiamo, che viviamo, che abbiamo vissuto, che immaginiamo, che desideriamo, non può essere governato dalle geometrie. E che le finestre sono solo una pavida forma di geometria degli uomini che temono lo sguardo circolare, dove tutto entra senza senso e senza rimedio, come quando Talete guardava le stelle, che non entrano nel riquadro della finestra.

Da “Si sta facendo sempre più tardi”, di Antonio Tabucchi

sabato 20 maggio 2017

Fernando Pessoa: Abbandonare tutti i doveri, anche quelli che non ci sono richiesti...

Édouard Boubat
Abbandonare tutti i doveri, anche quelli che non ci sono richiesti, ripudiare tutti i focolari domestici, anche quelli che non sono mai stati nostri, vivere di imprecisione e di indizi, tra grandi porpore di follia e trine false di maestà sognate... Essere qualcosa che non senta il peso della pioggia esteriore, né l’angoscia della vacuità interiore... Vagabondare senz’anima né pensiero, sensazione priva di se stessa, per una strada che contorna le montagne, per valli incastonate tra pendii scoscesi, distante, immerso e fatale... Perdersi tra paesaggi simili a quadri. Non-essere in lontananza e a colori...

Da “Il libro dell'inquietudine (227 14.3.1930)”, di Fernando Pessoa


Haruki Murakami: A un certo punto sapeva che avrebbe dovuto attraversare quella foresta...

John Atkinson Grimshaw
A un certo punto sapeva che avrebbe dovuto attraversare quella foresta. Ma non aveva paura. Cosa aveva da temere? Era la foresta che esisteva dentro di lui. E la belva quella che lui stesso portava con sé.

In: "Tutti i figli di Dio danzano", di Haruki Murakami

Arthur Schopenhauer: Felici ancora, se qualche cosa rimane al nostro desiderio ed alla nostra aspirazione, per alimentare il giuoco del perenne passaggio dal desiderio all'appagamento, e da questo ad un novello desiderio...

Édouard Boubat
Felici ancora, se qualche cosa rimane al nostro desiderio ed alla nostra aspirazione, per alimentare il giuoco del perenne passaggio dal desiderio all'appagamento, e da questo ad un novello desiderio – passaggio, che si chiama felicità quand'è rapido, dolore quand'è lento –; invece di cadere in quella paralisi, che si rivela come orribile, stagnante noia, confusa aspirazione senza oggetto preciso, mortale languore. Da tutto ciò appare che la volontà, illuminata dalla conoscenza, sempre sa ciò che vuole in un dato momento, in un dato luogo; ma non sa ciò che vuole in genere. Ogni singolo atto ha un fine: la Volontà nel suo insieme non ne ha alcuno.

In: “ Il mondo come volontà e rappresentazione (Libro secondo pag. 295 )”, di Arthur Schopenhauer