sabato 14 settembre 2019

Alejandra Pizarnik: gli occhi dicono la verità occhi che si aprono tirano via il superfluo...

Raffaello Sanzio
Gli occhi
dicono la verità
occhi che si aprono
tirano via il superfluo:
occhi
non parole
occhi
non promesse;
lavoro con i miei occhi
costruendo
riparando
ricostruendo
qualcosa di simile ad uno sguardo umano
ad una poesia d’uomo
ad un canto lontano del bosco

Di: Alejandra Pizarnik

venerdì 13 settembre 2019

Umberto Galimberti: Critica è una parola che rimanda al greco kríno, che vuol dire “giudico”, “valuto”, “interpreto”. Ogni giudizio, ogni valutazione comportano una crisi delle idee...

Vladimir Kush
Critica è una parola che rimanda al greco kríno, che vuol dire “giudico”, “valuto”, “interpreto”. Ogni giudizio, ogni valutazione comportano una crisi delle idee che finora hanno regolato la nostra vita, e che forse non sono più idonee ad accompagnarci nella comprensione di un mondo che si trasforma anche senza la nostra collaborazione. Chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando a quelle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, non guadagna in tranquillità, ma si espone a quell’inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta.

Tratto da: “ I miti del nostro tempo” di Umberto Galimberti

domenica 8 settembre 2019

Marcel Proust: Ma, nello stesso istante in cui quel sorso frammisto alle briciole del dolce toccò il mio palato, trasalii...

Giorgio Morandi
Ma, nello stesso istante in cui quel sorso frammisto alle briciole del dolce toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. Di colpo, m'aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, allo stesso modo in cui agisce l'amore, colmandomi di un'essenza preziosa: o meglio, questa essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde mi era potuta venire questa gioia potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla? Bevo un secondo sorso, in cui non trovo nulla di più che nel primo, un terzo che mi dà un po' meno del secondo. È tempo che mi fermi, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro, la verità che cerco non è in essa, ma in me.


In: "Alla ricerca del tempo perduto (Volume primo ,Dalla parte di Swann Pag. 133)", di Marcel Proust

sabato 7 settembre 2019

Etty Hillesum: Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi, continuavo a predicare...

Paolo Monti
Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi, continuavo a predicare; e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.

In:” Diario 1941-1942 (QUADERNO V - [19 febbraio 1942, giovedì pomeriggio, le due]“, di Etty Hillesum

venerdì 6 settembre 2019

Robert Walser: Andavo a zonzo stupidamente; la stupidità me la perdonavo di cuore...

René Magritte
Andavo a zonzo stupidamente; la stupidità me la perdonavo di cuore, capendo che si ha ragione di trattare sé stessi con indulgenza. Una sonnolenza tremenda scese sul mio inestricabile essere. Avrei dovuto prendere una scopa per darmi una spinta in avanti; ero nella peste per muovermi dal posto, mentre amorevolmente sgranavo gli occhi sul velluto azzurro del cielo.

Da: “La Rosa (UN CEFFONE E AL TRE COSE - pag. 76-77)”, di Robert Walser

domenica 1 settembre 2019

Claudio Magris: Gli sguardi che si posano sulle cose, come le mani che le sfiorano, lasciano il loro segno...

Pieter Claesz
Gli sguardi che si posano sulle cose, come le mani che le sfiorano, lasciano il loro segno, le sgualciscono e le usurano, danno loro un po’ di caldo, le rendono familiari, consunte, vicine.

Da:” Microcosmi”, di Claudio Magris

Arthur Schopenhauer: Se si guarda indietro al corso passato della propria vita e si scorge qualche felicità mancata e qualche infelicità procurata...

Henri Cartier Bresson
Se si guarda indietro al corso passato della propria vita e si scorge qualche felicità mancata e qualche infelicità procurata; se cioè si considera “l'errabondo e labirintico corso della vita, [(Goethe, Faust, parte prima (Dedica), v. 14)]” è facile esagerare con i rimproveri contro se stessi. Il corso della nostra vita, infatti, non è opera nostra in termini così assoluti, ma il prodotto di due fattori, vale a dire la serie degli eventi e quella delle nostre decisioni, [...] cioè dobbiamo decidere a ogni istante secondo le circostanze, nella speranza che la decisione presa sia tale da condurci più vicini alla meta principale; in tal senso le circostanze date e le nostre intenzioni di fondo possono essere paragonate a due forze che spingono in direzioni differenti, mentre la diagonale che ne risulta è il corso della nostra vita."

In: "L’arte di essere felici (Massima n. n. 34 )" di Arthur Schopenhauer