venerdì 17 agosto 2018

Norberto Bobbio: Mi è accaduto spesso di dire che sarebbe piú corretto parlare, quando ci riferiamo a una democrazia, di sovranità dei cittadini che di sovranità popolare...

Saul Leiter
Mi è accaduto spesso di dire che sarebbe piú corretto parlare, quando ci riferiamo a una democrazia, di sovranità dei cittadini che di sovranità popolare. «Popolo» è un concetto ambiguo, di cui si sono servite anche tutte le dittature moderne. È un’astrazione talora ingannevole: quanta parte degli individui che vivono su un territorio il termine «popolo» comprenda non è chiaro. Le decisioni collettive non le prende il popolo, ma gli individui, tanti o pochi, che lo compongono. In una democrazia chi prende le decisioni collettive, direttamente o indirettamente, sono sempre e soltanto individui singoli nel momento in cui gettano la scheda nell’urna. Potrà sembrare ostico a chi non può pensare alla società se non come un organismo, ma, piaccia o non piaccia, la società democratica non è un corpo organico ma è una somma di individui. Se non fosse cosí, non avrebbe alcuna giustificazione il principio di maggioranza, che pure è la regola fondamentale di decisione democratica.

Da: “L’età dei diritti”, di Norberto Bobbio

Aldous Huxley: tre gradi di silenzio: silenzio della bocca, silenzio della mente e silenzio della volontà...

Caspar David Friedrich
Molinos (ed egli non fu indubbiamente il primo a usare questa classificazione) distingueva tre gradi di silenzio: silenzio della bocca, silenzio della mente e silenzio della volontà. Astenersi dalle chiacchiere oziose è difficile; frenare il farfugliare della memoria e dell’immaginazione è molto più difficile; più difficile di tutto è ridurre al silenzio le voci della bramosia e dell’avversione all’interno della volontà.

Da: “La Filosofia Perenne”, di Aldous Huxley

mercoledì 15 agosto 2018

Alain Deneault: La divisione e l’industrializzazione del lavoro – sia manuale che intellettuale – hanno abbondantemente contribuito all’avvento di un potere mediocre...

Lewis Hine
La divisione e l’industrializzazione del lavoro – sia manuale che intellettuale – hanno abbondantemente contribuito all’avvento di un potere mediocre. Il perfezionamento di ogni compito utile a una totalità che sfugge a tutti ha contribuito a rendere “esperti” dei cialtroni sempre pronti a concionare su scampoli di verità, e a ridurre a semplici esecutori i lavoratori, per i quali «l’attività vitale non è nient’altro che l’unico mezzo di sostentamento». Karl Marx lo aveva intuito fin dal 1849: riducendo il lavoro a una forza, poi a un’unità di misura astratta e infine al suo costo (il salario corrispondente a quanto è necessario affinché l’operaio rigeneri la sua forza), il capitale ha reso i lavoratori insensibili al contenuto stesso del lavoro. I mestieri progressivamente vanno perduti.

In: “La mediocrazia”, di Alain Deneault

James Hillman: perché esiste il rischio che si possa eleggere un giorno al potere il vincitore di qualche Superquiz televisivo...

Dal Web
[...] perché esiste il rischio che si possa eleggere un giorno al potere il vincitore di qualche Superquiz televisivo e che si educhino i nostri figli a credere che le autostrade dell’informazione siano la via della conoscenza. Se uno degli indizi della psicopatia è la mente banale che si esprime con frasi altisonanti, allora stiamo attenti, perché un’educazione che privilegia i fatti invece del pensiero e «valori», nazionalistici o confessionali, «politicamente corretti» invece del giudizio critico può produrre una nazione di primi della classe che sono anche psicopatici.

Da: “Il codice dell'anima”, di James Hillman

martedì 14 agosto 2018

Khalil Gibran: Il sapere è il solo bene che i tiranni non possono alienare...

Raffaello Sanzio
Il sapere è il solo bene che i tiranni non possono alienare. Solo la morte può oscurare la luce della conoscenza che è dentro di te. La vera ricchezza di una nazione non è nel suo oro e argento, ma nel sapere, nella saggezza e nella rettitudine dei suoi figli.

Da:” La Voce del Maestro(8. Saggezza)”, di Kahlil Gibran

Hannah Arendt: La parola e il concetto di cultura sono nati nell'antica Roma...

Affresco Romano
La parola e il concetto di cultura sono nati nell'antica Roma. La parola deriva da colere (coltivare, dimorare, prendersi cura di, attendere a, conservare) e si riferisce innanzitutto al rapporto dell'uomo con la natura nel senso di coltivarla e prenderne cura per renderla un'abitazione adatta a lui. Indica quindi un atteggiamento di cura amorosa, remotissimo da ogni sforzo tendente ad assoggettare la natura all’uomo. Perciò, oltre al dissodamento della terra, la parola si estende a designare il «culto» reso agli dèi, il prendersi cura di quanto è pertinenza propria di questi.

In: "Tra passato e futuro (pag. 273)", di Hannah Arendt