domenica 22 ottobre 2017

Henry David Thoreau: E' vero, siamo così poveri navigatori che i nostri pensieri, per la maggior parte, bordeggiano una costa senza porti...


Gustave Courbet
E' vero, siamo così poveri navigatori che i nostri pensieri, per la maggior parte, bordeggiano una costa senza porti, sono familiari solo con le piccole baie delle grandi insenature della poesia, o virano verso i pubblici porti d'entrata ed entrano nei bacini secchi della scienza, dove sono riparati semplicemente per questo mondo, e nessuna corrente naturale concorre ad individualizzarli.

Da:" Walden ovvero la vita nei boschi" di Henry David Thoreau

sabato 21 ottobre 2017

Eugenio Borgna: Il silenzio è dentro di noi nella sua fragilità e nella sua inconsistenza...


Ivan Ajvezovskij
Il silenzio è dentro di noi nella sua fragilità e nella sua inconsistenza; ed è necessario farlo sgorgare in noi, liberarlo dagli steccati che lo imprigionano, lasciargli intorno uno spazio vitale, e non soffocarlo. Così, dovremmo educarci alla solitudine e al silenzio.

Da: "Le emozioni ferite", di Eugenio Borgna

Nazim Hikmet: C'è un albero dentro di me...



Ando Fuchs
C'è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano
come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli


Frammento della poesia "C'è un albero dentro di me", di Nazim Hikmet

Hannah Arendt: Quando un'associazione non è più capace o disposta, come diceva Tocqueville, a «canalizzare gli sforzi di spiriti divergenti», essa ha perduto la capacità d'azione.


Eduardo Gageiro
Quando un'associazione non è più capace o disposta, come diceva Tocqueville, a «canalizzare gli sforzi di spiriti divergenti», essa ha perduto la capacità d'azione.

In: “Disobbedienza civile (pag. 57 )”, di Hannah Arendt

Robert Walser: Poiché non vollero che fossi giovane, lo diventai...

Masao Yamamoto
Poiché non vollero che fossi giovane, lo diventai.

Poiché dovevo impegnarmi a essere sofferente, mi apparecchiai gioie e piaceri.

Poiché la loro maggiore preoccupazione era mettermi di cattivo umore, trovai il modo di fargli capire che non potevano essere più graditi di così.

Poiché mi instillarono paure e pignolerie, il coraggio rideva ed esultava intorno a me.

Proprio perché fui piantato in asso, imparai a dimenticarmi di me, e mi lasciai andare a effimeri entusiasmi.

Tanto dissipai, eppure ero consapevole che ogni perdita è una vittoria, e nessuno può ritrovare niente se prima non l’ha smarrito, e rincontrare ciò che si è perso è una conquista più sublime di un possesso ininterrotto.

E mentre nessuno si interessava a me, fui io a fare la mia conoscenza, e divenni medico garbato e comprensivo di me stesso.

Poiché nella vita ebbi degli avversari, attrassi anche degli amici, e gli amici caddero, e perfino i nemici abbandonarono la loro inimicizia, e Sfortuna è il nome dell’albero su cui crescono gli splendidi frutti della felicità.

Ciascuno porta con sé in tutte le cose il proprio percorso di vita: le peculiarità che la nascita, le condizioni familiari e l’istruzione gli hanno dato; e ha bisogno di essere salvato solo chi non riesce a fortificarsi mediante l’orgoglio.

Chi è in accordo con se stesso non ha necessità di alcun aiuto, a meno che non gli capiti un incidente da doverlo trasportare all’ospedale.

Di Robert Walser

mercoledì 18 ottobre 2017

Fëdor Dostoevskij: Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti...


Giacomo Balla
Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agli amici. Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto. Ma ve ne sono infine, di quelle che l'uomo ha paura di svelare perfino a sé stesso, e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere.

In: “Memorie del sottosuolo ( XI)”, di Fëdor Dostoevskij