lunedì 11 dicembre 2017

Ralph Waldo Emerson: L’altro timore che ci allontana dalla fiducia in noi stessi è la nostra coerenza...


Montserrat Gudiol
L’altro timore che ci allontana dalla fiducia in noi stessi è la nostra coerenza: ci trattiene il rispetto per le azioni fatte e le parole dette, dato che gli occhi altrui non hanno altri elementi per calcolare la nostra orbita se non le nostre passate azioni, e noi siamo riluttanti a deluderli.
Ma perché continuare a tenere la testa dietro le spalle? Perché trascinarti dietro il cadavere della memoria, per paura di contraddire quel che hai detto e fatto in questo o quel luogo pubblico? Supponiamo che ti contraddica; e con questo? A me sembra buona norma di saggezza quella di non contare esclusivamente sulla sola memoria e di farne poco, anzi, anche in atti di pura memoria; e allora trascina in giudizio quel passato in un presente dai mille occhi, vivi in un giorno sempre nuovo!

Da “Fiducia in se stessi (Pag.22)” di Ralph Waldo Emerson

Ralph Waldo Emerson: Ma ci esprimiamo soltanto a metà, e quasi ci imbarazza quell’idea divina che ciascuno di noi rappresenta.



Cirilo Martínez Novillo
Nell’educazione di ogni uomo arriva un momento in cui si persuade che l’invidia è ignoranza, che l’imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte di sé; che per quanto il grande universo sia buono e generoso non gli sarà dato neppure un chicco di grano nutriente se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato concesso di dissodare. Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa potrà fare, né potrà saperlo finché non proverà. E infatti un volto, una persona o un fatto possono maggiormente colpirlo, mentre un altro lasciarlo indifferente. Questa traccia scolpita nella memoria non è priva di una armonia prestabilita.
Lo sguardo si pose là dove un raggio doveva cadere, e proprio perché testimoniasse di quel particolare raggio. Ma ci esprimiamo soltanto a metà, e quasi ci imbarazza quell’idea divina che ciascuno di noi rappresenta.

Da “Fiducia in se stessi (Pag. 15-16)” di Ralph Waldo Emerson

Baruch Spinoza: le cose umane andrebbero di gran lunga più felicemente se fosse indifferentemente in potere dell’uomo tanto il tacere quanto il parlare...


Giorgio De Chirico
[…] le cose umane andrebbero di gran lunga più felicemente se fosse indifferentemente in potere dell’uomo tanto il tacere quanto il parlare. Ma l’esperienza insegna più che a sufficienza che gli uomini nulla hanno in loro potere meno della loro lingua e nulla possono governare di meno dei loro desideri.

In: “Etica (Parte terza - Sull’origine e la natura degli affetti- Proposizione II)” di Baruch Spinoza

domenica 10 dicembre 2017

Erasmo da Rotterdam: Dissipare l'illusione significa togliere senso all'intero dramma...


Affresco Romano
Dissipare l'illusione significa togliere senso all'intero dramma. A tenere avvinti gli sguardi degli spettatori è proprio la finzione, il trucco. L'intera vita umana non è altro che uno spettacolo in cui, chi con una maschera, chi con un'altra, ognuno recita la propria parte finché, ad un cenno del capocomico, abbandona la scena. Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento.

Da: “Elogio della Follia (29)”, di Erasmo da Rotterdam

Luigi Pirandello: Può avvenire certamente, e avviene anzi non di rado, che noi siamo in fondo, sostanzialmente, diversi da quel che in buona fede ci crediamo...


René Magritte
Può avvenire certamente, e avviene anzi non di rado, che noi siamo in fondo, sostanzialmente, diversi da quel che in buona fede ci crediamo, per quella illusione attiva e pure incosciente che non ci permette di vederci nella nostra vera e schietta realtà, ma quali vorremmo essere. Crediamo di conoscerci, e ci ignoriamo. Pensiamo, operiamo, viviamo secondo questa interpretazione fittizia di noi stessi. In tal stato, domina certamente la finzione; ma è una finzione vissuta, sincera.

In: “ L'umorismo e altri saggi (Pag. 207)”, di Luigi Pirandello