domenica 24 settembre 2017

Oswald Spengler: La cosa più alta cui l’uomo può pervenire è lo stupore...

Antoon van Dyck
La cosa più alta cui l’uomo può pervenire è lo stupore, e quando il fenomeno originario lo fa stupire, egli può dirsi contento; qualcosa di più alto non gli è concesso, di là da ciò egli non deve cercare altro: qui sta il limite.

In: "Il tramonto dell’Occidente", di Oswald Spengler

domenica 17 settembre 2017

Natsume Sōseki: «Com’è bello!» pensai e in quell’attimo la sua espressione impresse profondamente la lastra fotografica della mia anima.

Gustav Klimt
«Com’è bello!» pensai e in quell’attimo la sua espressione impresse profondamente la lastra fotografica della mia anima.

Da: “Guanciale d’erba (Traduzione di Lydia Origlia)”, di Natsume Sōseki

Oswald Spengler: Ogni civiltà ha proprie, originali possibilità di espressione che germinano, si maturano, declinano e poi irrimediabilmente scompaiono.

Palazzo della Civiltà Italiana (Dal web)
Invece della squallida imagine di una storia mondiale lineare, cui ci si può tenere solo se si chiudono gli occhi dinanzi alla massa schiacciante dei fatti, io vedo una molteplicità di civiltà possenti, scaturite con una forza elementare dal grembo di un loro paesaggio materno, al quale ciascuna resta rigorosamente connessa in tutto il suo sviluppo: civiltà, che imprimono ciascuna la propria forma all’umanità, loro materia, e che hanno ciascuna una propria idea e delle proprie passioni, una propria vita, un proprio volere e sentire, una propria morte. Qui vi sono colori, luci, movimenti che nessun occhio spirituale ha ancora scorti. Vi è una giovinezza e una senilità nelle civiltà, nei popoli, nelle lingue, nelle verità, negli dèi, nei paesaggi —come vi sono querce e pini, fiori, rami e foglie giovani e vecchi: mentre una « umanità » al singolare che via via s’invecchi, non esiste. Ogni civiltà ha proprie, originali possibilità di espressione che germinano, si maturano, declinano e poi irrimediabilmente scompaiono.

In: "Il tramonto dell’Occidente", di Oswald Spengler

sabato 16 settembre 2017

Carl Gustav Jung: Capire una cosa è un ponte e una possibilità di ritornare in carreggiata...


Izis Bidermanas
Lo spirito del profondo però mi parlò e disse: «Capire una cosa è un ponte e una possibilità di ritornare in carreggiata, mentre invece spiegare una cosa è arbitrio e a volte persino assassinio. Hai contato quanti assassini ci sono tra i dotti?».

Da:” Il Libro Rosso (Liber Novus)” di Carl Gustav Jung

Hannah Arendt: tutti sappiamo bene come il cuore umano sia un luogo oscuro...


Agnolo Bronzino
[...] tutti sappiamo bene come il cuore umano sia un luogo oscuro, e qualunque cosa accada nelle sue tenebre possa difficilmente esser chiamato un fatto dimostrabile.

In: "Tra passato e futuro (pag. 199)", di Hannah Arendt

Boris Pasternak: L'uomo negli altri uomini, ecco che cos'è l'anima dell'uomo...

Nike di Samotracia
L'uomo negli altri uomini, ecco che cos'è l'anima dell'uomo.
Ecco che cosa siete voi, ecco di che cosa ha respirato, si è nutrita, si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della vostra vita negli altri. E allora? Negli altri siete vissuta, negli altri resterete. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà memoria? Sarete ancora voi, entrata a far parte del futuro.
«Un'ultima cosa. Non c'è nulla di cui preoccuparsi. La morte non esiste. La morte non riguarda noi. Ecco, voi avete parlato di talento, questa è un'altra cosa, una cosa nostra, scoperta da noi. E il talento, nella sua nozione più alta e più lata, è il dono della vita.

Da:” Il dottor Živago (l'albero di natale dagli sventickij)”, di Boris Pasternak

venerdì 15 settembre 2017

José Ortega Y Gasset: La realtà che chiamiamo Stato, lo ripeto ancora una volta, non è la spontanea convivenza di uomini che la consanguineità ha unito...


Jacob van Ruisdael
La realtà che chiamiamo Stato, lo ripeto ancora una volta, non è la spontanea convivenza di uomini che la consanguineità ha unito. Lo Stato nasce quando gruppi originariamente separati e distinti si costringono a convivere tra loro. Questo obbligo non è nuda violenza, ma presuppone un progetto attivo, un compito comune che si propone ai gruppi dispersi. Lo Stato è, innanzi tutto, un progetto d'azione, un programma di collaborazione. Si fa appello alle genti affinché nell'unione realizzino un'impresa. Lo Stato non è consanguineità, né unità linguistica, né unità territoriale, né contiguità d' abitazione. Non è nulla di materiale, d'inerte, di prestabilito, di limitato. E un puro dinamismo - la volontà di compiere qualcosa in comune-, in virtù del quale l'idea statale non è circoscritta da nessun confine fisico.

In: “La ribellione delle masse (pag. 184-185)”, di José Ortega Y Gasset

lunedì 11 settembre 2017

Fëdor Dostoevskij : Ho voglia di vivere e vivo, anche a dispetto della logica...

Romona Youngquist
Ho voglia di vivere e vivo, anche a dispetto della logica. Sebbene io possa non credere nell'ordine delle cose, tuttavia amo le foglioline vischiose che si dischiudono in primavera, amo il cielo azzurro, amo alcune persone che a volte si amano senza sapere esattamente il perché - ci crederesti? - amo alcune grandi imprese umane, sebbene da un pezzo abbia cessato di credere in esse, eppure per una vecchia abitudine le ammiro con tutto il cuore.

In: “ I Fratelli Karamazov (Libro quinto, III – I fratelli fanno conoscenza)”, di Fëdor Dostoevskij

domenica 10 settembre 2017

Natsume Sōseki: Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura…

Hengki Koentjoro
Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo.
Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini.
Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura.[…]
Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini.

Da: “Guanciale d’erba (Traduzione di Lydia Origlia)”, di Natsume Sōseki