domenica 28 maggio 2017

Agostino d'Ippona : Non sono le cose stesse allora a introdursi nella memoria, ma solo le loro immagini...


Benvenuto Benvenuti
Non mi sono limitato a trattenerne le immagini lasciando fuori le cose stesse: ad esempio una voce, che risuona all'orecchio e poi passa, ma imprime una traccia buona a richiamarla e quasi a farla ancora risuonare quando ormai tace; o un odore, che svanisce nel vento e mentre passa colpisce l'olfatto, e così trasmette alla memoria un'immagine di sé, revocabile a proprio piacimento; oppure un cibo, che ormai nel ventre non ha più sapore, eppure quasi lo si riassapora nella memoria, o una cosa sensibile al tatto, che anche una volta separata dal nostro corpo tocchiamo nell'immaginazione, ricordandola. Non sono le cose stesse allora a introdursi nella memoria, ma solo le loro immagini: ed è una meraviglia la rapidità con cui queste vengono afferrate, e la sorta di cellette in cui vengono riposte, e come nel ricordo si fanno presenti.

In: "Confessioni (libro XI)", di Agostino d'Ippona

sabato 27 maggio 2017

Cesare Pavese: L'unica gioia al mondo è cominciare...


Pablo Picasso
L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso per prigione, malattia, abitudine, stupidità, si vorrebbe morire. E per questo che quando una situazione dolorosa si riproduca identica o appaia identica nulla ne vince l'orrore. […]
Chi non sente il perenne ricominciare che vivifica un'esistenza normale coniugata, é in fondo uno sciocco che, quant'unque dica, non sente nemmeno un vero ricominciare in ogni avventura, la lezione é sempre una sola: buttarsi a capofitto e saper portar la pena.

In: Il mestiere di vivere (Frammenti da 23 novembre 1937)". Cesare Pavese

Elias Canetti: Se c’è una fede di cui divengano preda l’uno dopo l’altro i popoli più vitali della terra, quella è la fede nella produzione...

Lewis Hine  
Se c’è una fede di cui divengano preda l’uno dopo l’altro i popoli più vitali della terra, quella è la fede nella produzione, il moderno furore dell’accrescimento.
Conseguenza dell’incremento della produzione è che si desidera un numero sempre maggiore di uomini. Più si produce, più devono essere i compratori.[...]
Capitalismo e socialismo in ciò non si distinguono: sono forme gemelle, in lotta l’una contro l’altra, di una medesima fede. La pupilla dei loro occhi è per ambedue la produzione. Per ambedue essa è divenuta una faccenda del cuore. La loro rivalità ha contribuito al furioso successo dell’accrescimento. Esse divengono sempre più simili l’una all’altra. Si nota un crescente rispetto reciproco, che si riferisce - saremmo tentati di dire: esclusivamente - al successo della loro produzione. Non è più vero che vogliano distruggersi a vicenda: vogliono superarsi a vicenda.

In: "Massa e potere", di Elias Canetti

venerdì 26 maggio 2017

Maria Zambrano: La democrazia è il regime dell'unità della molteplicità...


Tatsuo Suzuki
La democrazia è il regime dell'unità della molteplicità, e pertanto del riconoscimento di tutte le diversità, di tutte le situazioni più differenti. L’assolutismo, e anche i suoi resti operanti nel seno di un regime democratico, tiene conto soltanto di una situazione determinata.

In: “Persona e Democrazia (pag. 193-194)”di Maria Zambrano

giovedì 25 maggio 2017

Fedor Dostoevskji: Ricordati soprattutto che non puoi essere giudice di nessuno...


Sebastião Salgado
Ricordati soprattutto che non puoi essere giudice di nessuno. Giacché non può esistere sulla terra giudice di un criminale se quello stesso giudice prima non abbia compreso che egli è un criminale al pari di quell’uomo che gli sta di fronte e che egli stesso è colpevole, forse, più di chiunque altro di quel crimine. Solo quando avrà compreso questo, un uomo potrà diventare giudice. Per quanto possa sembrare assurda, questa è la verità. Giacché se io fossi stato giusto, forse, quel criminale che ora sta di fronte a me, non sarebbe stato tale.

In: “ I fratelli Karamazov (Libro sesto – Un monaco russo, capitolo 3)”, di Fedor Dostoevskji

mercoledì 24 maggio 2017

José Ortega Y Gasset: La realtà di per sé è un enigma proposto al nostro esistere...


Carlo Carrà
La realtà di per sé è un enigma proposto al nostro esistere. Ritrovarsi a vivere è trovarsi irrevocabilmente immerso nell'enigmatico. L'uomo reagisce a questo enigma primario e preintellettuale facendo funzionare il suo apparato intellettuale, che è soprattutto immaginazione. Crea il mondo matematico, il mondo fisico, il mondo religioso, morale e poetico, che sono effettivamente «mondi», perché hanno figura e sono un ordine, un piano. Questi mondi immaginari sono confrontati con l'enigma dell'autentica realtà e sono accettati quando sembrano aggiustarsi (ajustarse) ad essa con la massima approssimazione. Ma beninteso non si confondono mai con la realtà stessa.

In: “ Ideas y creencias”, di José Ortega Y Gasset (Citazione estrapolata da: “ In vino veritas”, di Gianni Ferracuti).

martedì 23 maggio 2017

Herman Melville: Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi!


Ivan Konstantinovič Ajvazovskij
Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi! Maledetti questi reciproci debiti umani che non possono fare a meno di libri mastri. Vorrei essere libero come l’aria, e invece sono segnato nei registri di tutto il mondo. Sono così ricco, che avrei potuto controbattere ogni offerta dei Pretoriani più ricchi all’asta dell’impero romano, che era l’asta del mondo; eppure sono debitore anche della carne della lingua con cui mi vanto. Perdio! Prenderò un crogiolo e mi ci butterò dentro, per dissolvermi in una piccola concisa vertebra. Davvero.

 In: “Moby Dick”, di Herman Melville