domenica 28 febbraio 2016

Eugenio Borgna: Lo sguardo non è un vedere oggetti ma un vedere destini..


Leonardo Da Vinci, Giovanni Battista (Dettaglio)
Lo sguardo non è un vedere oggetti ma un vedere destini: decifrare il fulgore degli occhi che si nasconde a volte nella fatica di vivere e nel silenzio, nella lontananza e nella malinconia.

In: "Le emozioni ferite" di Eugenio Borgna

Umberto Galimberti: Non è infatti dal sesso che bisogna partire per capire qualcosa della condizione omosessuale..


Leonardo Da Vinci, Giovanni Battista
Non è infatti dal sesso che bisogna partire per capire qualcosa della condizione omosessuale e quindi anche di quella eterosessuale. Perché delle due l’una: o si è convinti che la dimensione sessuale sia la dimensione fondante l’intero essere umano, e quindi in grado di esaurire ogni espressione e ogni legame affettivo, oppure si ritiene che ciò che lega due persone è un’attrazione che è sempre e prima di tutto intellettuale ed emotiva, cognitiva e comportamentale, e dunque solo dopo anche sessuale.
Nel primo caso l’omosessuale è un “diverso per natura”, nel secondo caso è un’espressione tra le molte in cui l’affettività umana può esprimersi.

Tratto da: “ I miti del nostro tempo” di Umberto Galimberti

Umberto Galimberti: A differenza delle idee che pensiamo, i miti sono idee che ci possiedono...


Hendrick De Somer
A differenza delle idee che pensiamo, i miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi che non sono logici, ma psicologici, e quindi radicati nel fondo della nostra anima, dove anche la luce della ragione fatica a far giungere il suo raggio. E questo perché i miti sono idee semplici che noi abbiamo mitizzato perché sono comode, non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola ci rassicurano, togliendo ogni dubbio alla nostra visione del mondo che, non più sollecitata dall’inquietudine delle domande, tranquillizza le nostre coscienze beate che, rinunciando al rischio dell’interrogazione, confondono la sincerità dell’adesione con la profondità del sonno.

Tratto da: “ I miti del nostro tempo” di Umberto Galimberti

lunedì 22 febbraio 2016

Simone Weil: La gioia non si accompagna a corporee modalità espressive...


Ettore Tito
La gioia non si accompagna a corporee modalità espressive che non siano quelle del sorriso e del pianto: è una emozione (quasi) incorporea e metafisica; mentre la felicità, e la infelicità, sono emozioni incarnate nella storia della nostra vita, e abitualmente si associano ai linguaggi espressivi del corpo: del corpo vivente. La gioia si nasconde, acquatica e invisibile, nella nostra anima; e la felicità ha in sé le stigmate della terrestrità: come la infelicità.

In: “Attesa di Dio”, di Simone Weil

Immanuel Kant: Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova...


Giotto
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria.

In:" Critica della ragion pratica", di Immanuel Kant

domenica 21 febbraio 2016

Ludwig Wittgenstein: L’occhio umano noi non lo vediamo come un ricettore....


Antonello da Messina
L’occhio umano noi non lo vediamo come un ricettore, l’occhio non sembra lasciar entrare qualcosa, bensì sembra che lo emetta. L’orecchio riceve; l’occhio guarda. (Lancia sguardi, s’accende di lampi, è raggiante, risplende.) Con l’occhio si può atterrire, ma non con l’orecchio o col naso. Se vedi l’occhio, vedi qualcosa che ne esce. Vedi lo sguardo dell’occhio.

In: “Osservazioni sulla filosofia della psicologia “, di Ludwig Wittgenstein