domenica 27 novembre 2016

George Orwell: Giorno e notte i teleschermi vi riempivano le orecchie di statistiche comprovanti che adesso la gente aveva più cibo, più vestiti, case migliori, divertimenti migliori...

Rodney Smith
Giorno e notte i teleschermi vi riempivano le orecchie di statistiche comprovanti che adesso la gente aveva più cibo, più vestiti, case migliori, divertimenti migliori... che viveva più a lungo, che lavorava per un numero minore di ore, che, rispetto a cinquant'anni prima, era più in carne, più sana, più forte, più felice, più istruita. Non era possibile dimostrare o contestare nulla di tutto ciò. [...]

Tutto svaniva nella nebbia. Il passato veniva cancellato, la cancellazione dimenticata, e la menzogna diventava verità.

In: "1984", di George Orwell

Luigi Pirandello: Come sono sciocchi tutti coloro che dichiarano la vita un mistero...

John William Waterhouse
Come sono sciocchi tutti coloro che dichiarano la vita un mistero, infelici che vogliono con la ragione spiegarsi quello che con la ragione non si spiega!
Porsi davanti la vita come un oggetto da studiare, è assurdo, perché la vita, posta davanti così, perde per forza ogni consistenza reale e diventa un'astrazione vuota di senso e di valore. E com'è più possibile spiegarsela? L'avete uccisa. Potete, tutt'al più, farne l'anatomia.
La vita non si spiega; si vive.
La ragione è nella vita; non può esserne fuori. E la vita non bisogna porsela davanti, ma sentirsela dentro, e viverla."


In: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", di Luigi Pirandello

sabato 26 novembre 2016

Pavel Aleksandrovič Florenskij: Io non ho la verità in me, ma l’idea della verità mi brucia...


Gustav Klimt
Io non ho la verità in me, ma l’idea della verità mi brucia; non ho i dati per affermare che cosa sia la verità e che io la raggiungerò, ma confessandolo rinuncerei alla sete dell’assoluto, perché accetterei qualcosa di indimostrato. Tuttavia l’idea della verità brucia in me come “fuoco divoratore” e la segreta speranza di incontrarla a faccia a faccia incolla la mia lingua al palato; è essa il torrente infuocato che mi ribolle e gorgoglia nelle vene.

In: “La colonna e il fondamento della verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere “ di Pavel Aleksandrovič Florenskij

Maria Zambrano: La demagogia adula il popolo incoraggiando la sua forza elementare; la demagogia degrada il popolo a livello di massa...


Renato Guttuso
La demagogia adula il popolo incoraggiando la sua forza elementare; la demagogia degrada il popolo a livello di massa.

La massa è una materia grezza, uno "starsene lì" come materia: significa una degradazione perché allontana la realtà-popolo, che è una realtà umana , dall'aspetto in cui la realtà umana raggiunge il suo splendore, la possibilità di vivere come persona. Il che implica responsabilità e coscienza. Tutto questo può avvenire solo in un certo tempo, in un certo modo di vivere il tempo. E solo così si evita la catastrofe.

Il demagogo, dunque, disprezza il popolo in maniera cosciente o meno, come ogni adulatore disprezza chi adula. E la sua finalità è solo quella di ridurlo a massa, di degradarlo a livello di massa per poterlo dominare. Ed essere lui l'unico individuo di fronte alla massa, al di sopra della massa.

In: “Persona e Democrazia (pag. 172)”di Maria Zambrano

Giuseppe Ungaretti: Quale canto s'è levato stanotte che intesse di cristallina eco del cuore le stelle...


Vincent van Gogh
Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d'universo

"La notte bella Devetachi (24 agosto 1916)", di Giuseppe Ungaretti

Fernando Pessoa: Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere...

William Turner
Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere, nelle spiagge che sentiamo nelle alluvioni dell'emozione! Quello che si è perduto, quello che si sarebbe dovuto desiderare, quello che si è ottenuto e soddisfatto per errore; ciò che abbiamo amato e abbiamo perduto e che, dopo averlo perduto, per averlo perduto, abbiamo capito che non lo avevamo amato; quello che credevamo di pensare quando sentivamo; ciò che era un ricordo e credevamo fosse un'emozione; e il mare tutto, che arrivava, rumoroso e fresco, dalla grande profondità della notte, ad agitarsi vivace sulla spiaggia, durante la mia passeggiata notturna in riva al mare…"

Da “Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa

giovedì 24 novembre 2016

Søren Kierkegaard: Quando tutto è silenzio intorno a noi, tutto è solenne come una notte piena di stelle...


Alphonse Osbert
Quando tutto è silenzio intorno a noi, tutto è solenne come una notte piena di stelle, quando l'anima si trova sola in mezzo al mondo, di fronte ad essa appare non un uomo ragguardevole, ma l'eterna potenza stessa, il cielo quasi si spalanca, e l'io sceglie se stesso, o piuttosto riceve se stesso. In quell'istante l'anima ha visto l'altezza suprema, ciò che nessun occhio mortale può vedere e ciò che non sarà mai dimenticato, la personalità riceve lo stendardo da cavaliere che la nobilita per l'eternità. L'uomo non diventa diverso da quello che era prima, diventa solo se stesso; la coscienza si raccoglie ed egli è se stesso.

In: “Aut aut” di Søren Kierkegaard

domenica 20 novembre 2016

Marcel Proust: Vivo così risolutamente fuori delle contingenze fisiche che i miei sensi non si prendono la pena di notificarmele

Felice Casorati
Vivo così risolutamente fuori delle contingenze fisiche che i miei sensi non si prendono la pena di notificarmele.


In: "Alla ricerca del tempo perduto, volume primo (Dalla parte di Swann)", di Marcel Proust

sabato 19 novembre 2016

Marcel Proust: Trovo molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di coloro che abbiamo perduto sono imprigionate in qualche essere inferiore, un animale, un vegetale...

Giorgio De Chirico
Trovo molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di coloro che abbiamo perduto sono imprigionate in qualche essere inferiore, un animale, un vegetale, una cosa inanimata, di fatto perdute per noi fino al giorno, che per molti non arriva mai, nel quale ci troviamo a passare accanto all'albero, a entrare in possesso dell'oggetto che è la loro prigione. Allora esse sussultano, ci chiamano, e non appena le abbiamo riconosciute, l'incantesimo è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte, e ritornano a vivere con noi.
Così è del nostro passato. È fatica inutile cercare di evocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde, fuori del suo dominio e della sua portata, in qualche oggetto materiale (nella sensazione che quell'oggetto materiale ci darebbe), che noi non supponiamo. Questo oggetto, dipende dal caso che noi lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo.

In: "Alla ricerca del tempo perduto, volume primo (Dalla parte di Swann)", di Marcel Proust

Lucio Anneo Seneca: Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro...

1 Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.

2. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.

3. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

Da:" Lettere a Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium) libro I", di Lucio Anneo Seneca

venerdì 18 novembre 2016

Luigi Pirandello: La filosofia è come la religione: conforta sempre, anche quando è disperata...


Caravaggio
La filosofia è come la religione: conforta sempre, anche quando è disperata, perché nasce dal bisogno di superare un tormento, e anche quando non lo superi, il porselo davanti, questo tormento, è già un sollievo per il fatto che, almeno per un poco, non ce lo sentiamo più dentro.

In: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", di Luigi Pirandello