domenica 31 gennaio 2016

Alejandro Jodorowsky: La verità non è in fondo al cammino...


Johann Sperl
La verità non è in fondo al cammino ma è la somma delle azioni che si compiono per conquistarla.

Da: "La danza della realtà", di Alejandro Jodorowsky

Giovanni Pozzi: Del silenzio, il libro, deposito della memoria...


Dettaglio di “Natura morta con Bibbia” di Vincent van Gogh,
Del silenzio, il libro, deposito della memoria, antidoto al caos dell’oblio, dove la parola giace, ma insonne, pronta a farsi incontro con passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo, il libro non è petulante, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si chiede una sosta. Colmo di parole, tace.

In: "Tacet", di Giovanni Pozzi

Giovanni Pozzi: L’oscurità è tanto lontana dalla nostra...


René Magritte
L’oscurità è tanto lontana dalla nostra esperienza giornaliera quanto il silenzio. Una volta, per illuminare, ci volevano gesti non ovvi, non facili; oggi basta uno scatto. Veniva una luce debole e tremula, oggi fissa e invadente. Di notte, non solo le città sono un agglomerato di bagliori, ma anche i luoghi solitari sono trapunti di luci che disegnano strade e case. Anche il luogo del silenzio assoluto, il firmamento, è velato dalla coltre di luce artificiale che annuvola il cielo stellato.

In: "Tacet" di Giovanni Pozzi

sabato 30 gennaio 2016

Lucio Anneo Seneca: Quando uno passa la vita a vagabondare...


Dusan Jovanovic
Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta.
Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo.
Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne.
“Ma,” ribatti, “a me piace sfogliare un po’ questo libro, un po’ quest’altro.”
È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica.
Leggi sempre, però autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi.
Anch'io mi regolo così ; dal molto che leggo ricavo qualche cosa.

In: "Lettere a Lucilio" di Lucio Anneo Seneca

Lucio Anneo Seneca: Certo, non bisogna farlo troppo spesso.....


Pieter Brueghel il Giovane
Certo, non bisogna farlo troppo spesso, perché l’animo non prenda una cattiva abitudine, tuttavia ogni tanto bisogna sollecitarlo alla sfrenatezza e alla libertà, allontanando per un po’ la triste sobrietà. Poiché, sia che seguiamo il poeta greco: “talvolta è dolce anche fare follie”, sia Platone: “Invano chi è padrone di sé bussa alla porta della poesia”, sia aristotele: “Non ci fu nessun grande ingegno senza un granello di follia”, solo uno spirito esaltato può parlare in tono grandioso e al di sopra degli altri. Dopo aver disprezzato le cose usuali e comuni ed essersi sollevato più in alto, come mosso da un sacro fuoco, allora riesce a cantare qualcosa di superiore al canto dei mortali.
Non può raggiungere mete sublimi ed elevate chi è sempre padrone di sé: è necessario che si allontani dalla solita strada e abbia un’impennata verso l’alto e morda i freni e trascini il suo auriga e lo conduca là dove egli da solo avrebbe avuto paura a salire.

in: "Tranquillitate animi", di Lucio Anneo Seneca

domenica 24 gennaio 2016

Robert Walser: Ecco, l’anima del mondo si è aperta.....


Charles Francois Daubigny
Ecco, l’anima del mondo si è aperta, e ogni e qualsiasi cattiveria, sofferenza, dolore è in procinto di scomparire: così fantasticavo. [...] Guardavo attento a quanto v’era di più piccolo, di più modesto, mentre il cielo pareva inarcarsi alto e scendere profondo. La terra si faceva sogno; io stesso ero divenuto interiorità e procedevo come dentro di essa. Ogni forma esteriore si dissolse, il finora compreso divenne incomprensibile. Rimanendo alla superficie precipitai nel profondo, che immediatamente riconobbi come il bene. Quello che noi comprendiamo e amiamo comprende e ama noi pure. Io non ero più io, ero un altro, ma appunto perciò più che mai me stesso. Nella soave luce d’amore credetti di poter capire, o di dover sentire, che colui che veramente esiste è solo l’uomo interiore. Mi afferrò questo pensiero: «Dove finiremmo noi uomini se non ci fosse la buona, fida terra? Che cosa avremmo, se questo ci mancasse? Dove potrei essere, se non fossi qui? Qui ho tutto e altrove non avrei nulla».

In: "La Passeggiata", di Robert Walser