sabato 30 aprile 2016

Khalil Gibran: Vorrei che il mio cuore si spaccasse perché potessero uscirne tutte le cose che vi sono imprigionate...

Thomas Edwin Mostyn
Vorrei che il mio cuore si spaccasse perché potessero uscirne tutte le cose che vi sono imprigionate. Le mie mani sono stupide, timide, sconosciute. I nostri cuori sono molto migliori di noi; e fra i sentimenti e le maniere che noi possediamo per descriverli, ci sono mille veli. Quando si riesce a esternare ciò che si ha all’interno, si vive in uno stato di costante rinascita. È una ricostruzione quotidiana del proprio essere: e, come hai detto benissimo tu, il giorno di ieri è accaduto mille anni fa.
[...] mi sento come una pianta che cresce verso la luce. E dimentico le mie ombre.

In: "Lettere d'amore del Profeta (9 dicembre 1915) di Khalil Gibran