domenica 16 luglio 2017

Robert Walser: Che terribile sogno ho fatto qualche giorno fa. Ero diventato un uomo tremendamente cattivo, per quale ragione poi non riuscivo a spiegarmelo...


Ben Goossens
Che terribile sogno ho fatto qualche giorno fa. Ero diventato un uomo tremendamente cattivo, per quale ragione poi non riuscivo a spiegarmelo. Dalla radice dei capelli alla punta dei piedi ero una specie di bruto, un pezzo di carne umana infagottato, goffo, feroce. Ero grasso, e a quanto pare va tutto mi andava a gonfie vele. Anelli luccicavano alle dita delle mie mani informi; avevo un pancione da cui penzolava sciattamente mezzo quintale di tronfia albagia. Sapevo per certo che potevo comandare e dar la stura ai miei capricci. […] io afferrai un campanello e suonai.
Entrò un vecchio, scusate, volevo dire strisciò dentro un vecchio: era la saggezza della vita, e si avvicino carponi ai miei stivali per baciarli. E io permisi a quell'essere avvilito una tale azione. Pensate: questo principio nobile ed egregio fra tutti, l'esperienza, veniva a leccarmi i piedi. E questo che io chiamo ricchezza.
E poiché Così mi piaceva, suonai di nuovo, spinto da non so più qual prurito di maliziosi diversivi, ed ecco apparire una tenera fanciulletta, un vero bocconcino per uno scostumato della mia fatta. Candore infantile, tale era il suo nome, sogguardando furtivamente la frusta posata accanto a me, cominciò a darmi dei baci che mi ringalluzzivano in misura incredibile. Paura e precoce depravazione trasparivano dai suoi begli occhi di cerbiatta.
Quando ne ebbi abbastanza, suonai di nuovo e comparve un bel giovanotto snello ma povero: la serietà della vita. Era uno dei miei lacche: aggrottando la fronte gli ordinai di farmi entrare quel coso, come diavolo si chiamava, ma si, la voglia di lavorare.
Di li a poco entra lo zelo e io mi presi il gusto di assestare a quell'uomo integro, a quel lavoratore dalla magnifica corporatura, una frustata schioccante nel bel mezzo del viso in placida attesa, e giù a ridere a crepapelle; e lui, il fervore stesso, la titanica energia creatrice, lo sopportava di buon grado. Poi invece, con un pigro cenno di magnanimità, lo convitai a un bicchier di vino, e quel povero idiota tracannò il nappo della vergogna. «Va', datti da fare . per me » gli dissi, e lui se ne andò.
Entrò allora piangendo la virtù, in sembiante femmineo di tale bellezza da sopraffare qualsiasi cuore non del tutto raggelato. Me la presi sulle ginocchia e mi buttai a fare follie con lei.
Dopo che l'ebbi depredata del suo tesoro ineffabile, l'ideale, la scacciai con scherno, ed ecco, a un mio fischio, apparire Dio in persona. «Come, anche tu? » gridai, e mi destai grondante sudore: ma come ero felice che si trattasse solo di un brutto sogno!
Dio mio, ancora posso sperare di diventare un giorno qualcosa.
Ma davvero, nel sogno tutto sfiora il limite della follia.

In:"Jakob von Gunten", di Robert Walser