lunedì 11 dicembre 2017

Ralph Waldo Emerson: Ma ci esprimiamo soltanto a metà, e quasi ci imbarazza quell’idea divina che ciascuno di noi rappresenta.



Cirilo Martínez Novillo
Nell’educazione di ogni uomo arriva un momento in cui si persuade che l’invidia è ignoranza, che l’imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte di sé; che per quanto il grande universo sia buono e generoso non gli sarà dato neppure un chicco di grano nutriente se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato concesso di dissodare. Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa potrà fare, né potrà saperlo finché non proverà. E infatti un volto, una persona o un fatto possono maggiormente colpirlo, mentre un altro lasciarlo indifferente. Questa traccia scolpita nella memoria non è priva di una armonia prestabilita.
Lo sguardo si pose là dove un raggio doveva cadere, e proprio perché testimoniasse di quel particolare raggio. Ma ci esprimiamo soltanto a metà, e quasi ci imbarazza quell’idea divina che ciascuno di noi rappresenta.

Da “Fiducia in se stessi (Pag. 15-16)” di Ralph Waldo Emerson